''La consapevolezza è il viaggio di tutta una vita su un cammino che alla fine non porta da nessuna parte: solo a scoprire chi sei.''
"Via del Campo: il capolavoro di De André che porta la firma nascosta di Enzo Jannacci"
Il "colpo di scena") Sapevi che la musica di Via del Campo è di Enzo Jannacci? 🎶 Scopri la storia incredibile dietro il capolavoro di De André e l'analisi strofa per strofa di una canzone che ha reso immortali i vicoli di Genova.
RETROSOUND
Max Giudici
12/17/20253 min leggere


Via del Campo: Memoria, Poesia e Realtà nei Caruggi di Genova
Via del Campo non è semplicemente una strada di Genova; è una soglia tra il sacro e il profano, un tempio laico dove la polvere dei vicoli si trasforma in oro poetico. Situata nel cuore del centro storico genovese, questa via è diventata immortale grazie alla sensibilità di quegli artisti che hanno saputo guardare oltre il degrado, trovando la bellezza nell’emarginazione.
La Storia: Tra Pietre e Canzoni
Storicamente, Via del Campo rappresentava l'uscita dalla città medievale verso ponente. Per secoli è stata una zona di passaggio, di scambi commerciali e, inevitabilmente, di "vita bassa". Negli anni '60, Genova era in pieno fermento culturale: il quartiere di Prè e Via del Campo erano popolati da prostitute, scaricatori di porto, contrabbandieri e intellettuali.
Fu in questo contesto che nacque la Scuola Genovese. Autori come Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Luigi Tenco iniziarono a raccontare una realtà diversa da quella sanremese. Ma è con Fabrizio De André che Via del Campo smette di essere un luogo geografico per diventare un luogo dell'anima. Nel 1967, De André pubblica il brano omonimo, con la musica composta da Enzo Jannacci (originariamente per la ballata La mia morale), consacrando definitivamente la via al mito.
Analisi del Testo: Un Viaggio Strofa per Strofa
L'analisi di Via del Campo rivela una struttura narrativa cinematografica, dove la cinepresa di De André si stringe progressivamente dal paesaggio al dettaglio, dall'osservazione sociale al sentimento universale.
Prima Strofa: L'Incontro con l'Illusione
"Via del Campo c'è una graziosa / gli occhi grandi color di foglia / tutta notte sta sulla soglia / vende a tutti la stessa rosa."
L'incipit è quasi fiabesco. La parola "graziosa" nobilita immediatamente la figura della prostituta. Non c'è traccia di squallore, ma una dignità estetica: gli occhi "color di foglia" richiamano la natura in un ambiente dominato dal cemento e dall'ombra. La "rosa" è l'eufemismo poetico per la prestazione sessuale, ma anche il simbolo di una bellezza che viene distribuita democraticamente a chiunque abbia una moneta.
Seconda Strofa: L'Illusionista dei Sogni
"Via del Campo c'è una bambina / con le labbra color rugiada / gli occhi grigi come la strada / nascon fiori dove lei cammina."
Qui il termine "bambina" non indica necessariamente l'età anagrafica, ma l'innocenza che De André percepisce in lei. Il contrasto cromatico è magistrale: la "rugiada" (freschezza) si scontra con la "strada" (grigio, asfalto). La frase "nascon fiori dove lei cammina" eleva la protagonista a figura quasi messianica, capace di generare vita dal degrado urbano.
Terza Strofa: La Realtà e la Finzione
"Vieni a pranzo con me stasera / e ti porto dove vorrai / via del Campo per un momento / ti sembrerà una via di Parigi."
In questa strofa appare l'interazione tra l'avventore e la donna. L'invito a pranzo è un tentativo di normalità. Il riferimento a Parigi non è casuale: evoca la chanson française (Brassens, Brel) che tanto influenzò De André, ma serve anche a sottolineare il potere dell'immaginazione. L'amore, o il desiderio, agisce come un filtro che trasfigura la povertà genovese nel romanticismo della Ville Lumière.
Quarta Strofa: Il Travestito e lo Specchio della Società
"Via del Campo c'è un illuso / a pregarla di stare zitta / a pensare che sia una donna / e a non guardare che ha la barba dritta."
Questa è una delle strofe più coraggiose per l'epoca. De André introduce la figura del travestito (storicamente identificato in "Morena", una figura reale dei vicoli). L' "illuso" è il cliente che ha bisogno della menzogna per sopravvivere. Qui la critica sociale si fa sottile: la verità fisica (la barba) viene negata in favore di un bisogno emotivo. È l'accettazione dell'altro nella sua complessità.
Quinta Strofa: La Malinconia del Passato
"Via del Campo c'è una puttana / gli occhi grandi color di foglia / se di amarle ti vien la voglia / basta prenderla per la mano."
Il ritorno al termine esplicito "puttana" rompe l'incantesimo lirico delle prime strofe. È un ritorno alla realtà cruda, ma non c'è giudizio. L'invito a "prenderla per la mano" trasforma l'atto sessuale in un gesto di fratellanza e conforto umano.
Sesta Strofa: L'Aforisma Finale
"Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior."
Questi versi sono tra i più celebri della letteratura italiana del Novecento. Rappresentano la sintesi della filosofia di De André. I "diamanti" sono i simboli della ricchezza sterile, della borghesia fredda e senza vita. Il "letame" è l'umanità derelitta, sporca, ma autentica e capace di rigenerazione. È una lezione di umiltà e di estetica: la bellezza vera nasce dal basso.
L'Eredità Culturale
Oggi Via del Campo ospita "29 Rosso", lo spazio espositivo dedicato a De André e ai cantautori genovesi, situato proprio dove un tempo c'era il negozio di dischi di Gianni Tassio. La via è diventata una meta di pellegrinaggio laico. Gli autori della "Scuola Genovese" non hanno solo scritto canzoni; hanno dato voce a chi non l'aveva, trasformando un quartiere difficile in un monumento alla dignità umana.
Via del Campo ci insegna che non esiste luogo troppo buio per non essere illuminato dalla poesia, a patto di avere il coraggio di guardare "ad altezza d'uomo".
Box consiglio:
Genova è una città da scoprire, se non ci sei mai stato ecco le mie attività preferite, che ho scelto su Get your Guide
